Se non rispetti l’ambiente non puoi definirti un fotografo naturalista

La fotografia naturalistica è diventata, possiamo sdoganarlo, una moda. Come tutte le mode attrae molte persone a frequentare parchi, vallate, boschi alla ricerca di animali a cui scattare fotografie.

Mi ricordo bene quando il fenomeno è “esploso” intorno alla seconda metà degli anni duemila, grazie anche all’arrivo sul mercato delle macchine fotografiche digitali. Io insieme ad altri soci in quel periodo avevamo cercato, con qualche piccolo successo, di insegnare come porsi in natura e come fotografare con una specie di scuola.
Dalle ceneri di quell’avventura, durata qualche anno, che non sto a raccontarvi per intero, oggi penso di poter dare il mio contributo ad un annoso dilemma: Chi fotografa animali può definirsi fotografo naturalista?

 

La risposta è “non sempre”. Dipende dal comportamento che il fotografo segue quando ritrae i suoi soggetti.

Nella stragrande maggioranza dei casi possiamo elencare un innumerevole numero di fotografi “di natura e animali” ma non naturalisti.
Il naturalista è prima di tutto uno studioso della natura e spesso è anche iper-specializzato (esempio abbiamo bravi biologi che fotografano esclusivamente lepidotteri piuttosto che anfibi o rettili, ma ci sono anche ex-cacciatori con un’esperienza ventennale sugli ungulati).
Questa iper-specializzazione pone loro a conoscenza di una serie di informazioni che li aiutano a porsi nel modo corretto verso quello che stanno riprendendo, oltre trovarlo e sapere quando e come fotografarlo.

 

 

Comune denominatore del fotografo naturalista è il rispetto per la natura. Questo vuol dire che prima di tutto per lui è importante che l’animale o pianta che dovrà fotografare non subisca alcun danno, disturbo, anche solo temporaneo.

Un po’ come gli alpinisti che vogliono raggiungere una vetta. Ci sono quelli che scalano a tutti i costi mettendo a rischio la loro vita e quella di chi gli sta attorno. Altri invece rinunciano alla salita, tornano a casa nel rispetto di se stessi e la montagna.

Stessa cosa dovrebbe accadere tra gli appassionati di fotografia. C’è chi rinuncia ad uno scatto e chi invece, lo visto fare spesso, rincorre gli animali e si comporta come se ciò che deve fotografare sia una preda da “catturare” a tutti i costi.
C’è un’etica che spesso non viene seguita, vuoi per ignoranza, per mancanza di conoscenza o per voglia di protagonismo, molto spesso promossa dai social.

A costo di ricevere likes, approvazione o trovare lo scatto perfetto, molti fotografi (o presunti tali) non rispettano le minime regole di comportamento quando si trovano in ambiente. In alcuni casi ho dovuto riprendere alcune persone, staccare delle orchidee per fotografarle con lo sfondo giusto.

Sono dell’idea che se la foto non è possibile senza disturbare o recare danno quella foto non è possibile. Piuttosto mi godo il momento, che sicuramente potrò osservare con dei binocoli e lo racconterò per come è stato. Non serve certo una dimostrazione fotografica se siamo veri amanti della natura a comprovare le nostre capacità di osservazione.

 

 

Quando vediamo certe immagini spettacolari, dobbiamo chiederci se chi le ha realizzate ha rispettato tutti i comportamenti. Spesso è cosi, molte altre volte no.
È inutile correre dietro ai cervi o alle marmotte per ottenere gli stessi scatti e nemmeno tagliare le piante per ottenere certi effetti o sfondi. Dietro ogni foto c’è studio, analisi e occasione. Quest’ultima, ironia della sorte si crea proprio perché siamo diventati bravi conoscitori del territori e ciò che andiamo cercando.

“In fotografia naturalistica l’improvvisazione crea solo danni all’ambiente. È dovere di tutti gli appassionati e professionisti divulgare il giusto approccio verso la natura per evitare che si ripetano atti dannosi verso le specie animali e vegetali”.

Un consiglio che posso dare a chi si sta appassionando ora a questo mondo è quello di compiere i passi uno dopo l’altro lentamente. Non importa se il risultato non arriva nell’immediato. Bisogna avere la forza intellettuale di saper attendere, concentrarsi e dedicare tempo. L’attesa premia sempre.

 

 

Esiste un decalogo della fotografia naturalistica?

Qualcuno ci ha provato, sia il sottoscritto anni fa che l’associazione Studium Naturae, che grazie al lavoro di alcuni suoi soci ha prodotto un documento che qui riassumo:

  1. Non attirare gli animali con cibo o altro (es ormoni, richiami, profumi)
  2. Non avvicinarti troppo agli animali. Riprendili nel loro ambiente utilizzando coperture o camuffamenti.
  3. Silenzio. Evita rumori, movimenti veloci.
  4. Evita tane, nidi. Non avvicinarti ai piccoli.
  5. Non andare a fotografare con il tuo amico a quattro zampe. (segui i regolamenti dei parchi)
  6. Gli animali non vanno manipolati
  7. Se noti qualche comportamento insolito o l’animale inizia a scappare allontanati, mantieni le distanze.
  8. Il foto-trappolaggio va segnalato agli enti competenti.
  9. Idem per i set fotografici fissi. Se allestisci un set fotografico questo non deve recare danni alla specie. Tutto deve tornare come è stato trovato.
  10. Evita di segnalare la presenza di animali sui social, dare indicazioni sui luoghi di riproduzione in pubblico. Non sai mai chi potrà usare queste informazioni.

Trovate tutto il testo a questo indirizzo: https://dokumen.tips/documents/codice-etico-studium-naturae.html

Come si diventa fotografi naturalisti? 

Rispondo con una sola parola: studiando. Si inizia dai libri, per poi frequentare corsi, altri appassionati, studiosi e scienziati. La prima soddisfazioni che potrete togliervi sarà quella di aver imparato a rispettare l’ambiente. La seconda è che con la conoscenza, evitando le scorciatoie, si ottengono risultati eccellenti.

Buona luce.