Come proteggere la macchina fotografica dalla pioggia e altre intemperie

Breve guida per proteggere le macchine fotografiche dalle intemperie.

Partiamo da un presupposto: le macchine fotografiche sono state fatte per essere usate. Quindi prima o poi capiterà che ci pioverà sopra, entrerà polvere, prenderanno colpi e si graffieranno.
Una macchina fotografia è fatta per fotografare e specie quelle di fascia professionale lo devono fare in qualsiasi condizione ambientale, anche le più estreme come al Polo o sotto una pioggia torrenziale del Borneo.

Detto questo, a meno che non siamo dei collezionisti di macchine fotografiche, a cui interessa conservare il pezzo nel miglior modo possibile come in un museo, ci sono dei modi per allungare la vita della nostra macchina senza perdersi in sistemi estremi di protezione.

Dal mio punto di vista piuttosto di perdere una fotografia bagno la macchina e la lente. Prima viene la fotografia, ciò che voglio raccontare e poi tutto il resto. Sono dell’idea che non si può perdere una situazione, specie con gli animali, perché piove e si possono bagnare le lenti.

 

Cosa fare se piove?

Prima di tutto bisogna sapere se la nostra macchina fotografica è tropicalizzata o meno, cioè se è stata progettata per resistere all’acqua, all’umidità, agli agenti atmosferici e alla salsedine. Se la fotocamera è stata realizzata a regola d’arte, tropicalizzata, è possibile evitare di preoccuparsi troppo, ma è sempre consigliabile coprirla ulteriormente per maggiore sicurezza.

Per proteggere la fotocamera, esistono due metodi principali: il fai da te o l’acquisto di coperture anti-pioggia apposite. Per il fai da te, si può utilizzare un banale sacchetto da freezer, bucato sul fondo per far passare la lente e chiuso con un elastico. Questo metodo è semplice ed economico, ma richiede attenzione per evitare infiltrazioni d’acqua. Possiamo dire che bisogna sempre avere nello zaino, un sacchetto e un elastico, non si sa mai.

 

Coperture anti-pioggia.

La copertura anti-pioggia apposita è il metodo più efficace e professionale per proteggere la fotocamera durante un temporale. Io personalmente le trovo tutte scomode perché c’è sempre qualche pulsante poco accessibile. Se poi usiamo pure i guanti (magari fa pure freddo) in certe custodie non si riesce ad entrare con le mani dentro.
Altro problema è la formazione di condensa (vedi paesi tropicali) che spesso non ti permette di leggere il display.
Insomma, per dirla breve, io non le uso, lavoro con macchine professionali, ma ne esistono diversi tipi, alcuni più comodi di altri.

Queste coperture offrono una protezione maggiore e sono adatte anche per le fotocamere non tropicalizzate. Inoltre, hanno uno spazio apposito per infilare le mani e lavorare direttamente con la fotocamera e una parte trasparente vicino al live view e al mirino.
Attenzione con le mirrorless: quando utilizziamo coperture che non prevedono l’uso del mirino, ricordiamoci di impostare la visualizzazione fissa su schermo lcd.

Protezioni per le lenti in neoprene

Sono presenti sul mercato delle protezioni in neoprene, spesso in livrea camouflage. In realtà non sono protezioni anti pioggia, anche se sicuramente proteggono la lente da eventuali spruzzi, brina e condensa.
Queste coperture sono ottime per rendere il teleobiettivo mimetico, lo proteggono bene dai graffi, ma spesso ho trovato polvere e umidità annidata tra una copertura e l’altra. Queste coperture sono ottime ma ogni tanto bisogna controllare che non filtri umidità o peggio polvere.

Problemi con i filtri fotografici e le lenti

I migliori filtri disponibili sul mercato sono dotati di un trattamento idrorepellente che rende la pulizia più facile e naturale, evitando fastidiosi aloni. Per esempio i filtri NISI hanno un trattamento Nano-coating, che incrementa di molto la resistenza all’acqua e grassi come quello della pelle. Le operazioni di pulizia anche sotto la pioggia e sul campo sono più facili con un semplice panno.
Sul mercato si trovano diverse marche con il trattamento anti pioggia, ecco alcuni marchi: NISI, LEE, K&F Concept.

L’azienda Tokina ha prodotto dei filtri protettivi totalmente idrorepellenti. Hydrophilic water dispersion filters. Pensati per il video vanno bene anche per la fotografia.

 

Pulizia con il panno

Per quanto riguarda la scelta del panno per pulire le lenti e i filtri fotografici, ci sono molte soluzioni e opinioni differenti. Alcune persone consigliano di utilizzare solo panni in micro-fibra dedicati, mentre altri sconsigliano assolutamente l’uso dei fazzoletti di carta.

In realtà vanno bene entrambi. Sicuramente il panno in microfibra, solitamente composto da poliestere e poliammide con microfilamenti ad alta densità è ottimo perché asciuga e lucida perfettamente le lenti. Anche il classico fazzoletto di carta per il naso funziona e non è certo questo a rigare le lenti. Io personalmente non ho mai avuto problemi con i fazzoletti.

Di solito righiamo le lenti perché assieme alla pioggia spostiamo sulla lente anche la polvere o la sabbia. È quest’ultima a rigare la lente! Unico modo per evitare questo inconveniente è di tamponare prima la lente e poi quando siamo sicuri che non vi sia più nulla sopra possiamo lucidare.

I panni in microfibra più adatti per le lenti sono gli stessi che si usano per gli occhiali. Su Amazon ne trovate diversi.

 

 

Sbalzi di temperatura, specie in montagna e nei paesi artici. 

È importante prestare molta attenzione agli sbalzi di temperatura, soprattutto in inverno, quando si utilizza attrezzatura fotografica. Dopo aver esposto l’attrezzatura all’acqua o all’umidità, il passaggio da caldo a freddo può causare la formazione di condensa che potrebbe rovinare l’attrezzatura.
Pertanto, è consigliabile evitare di accendere immediatamente la fotocamera per rivedere gli scatti e mantenere inizialmente chiuso lo zaino fotografico fino a quando non si è portato a temperatura dell’ambiente. In seguito, è bene estrarre tutta l’attrezzatura e passarla con un panno asciutto.

Spesso mi è capitato di vedere fotografi entrare ed uscire dal rifugio durante le nevicate. La macchina fotografica, un po’ bagnata e poi inumidita dalla condensa che si forma con il caldo del rifugio non deve assolutamente tornare fuori a temperature sotto zero. L’acqua si congelerà sulla macchina e in tutte le giunture. Non esiste cosa peggiore da fare che questa!

In caso di pioggia intensa o altre condizioni meteorologiche avverse, è meglio evitare di esporre l’attrezzatura all’umidità se non è tropicalizzata. L’acqua potrebbe infiltrarsi all’interno dell’attrezzatura e danneggiarla seriamente.
In caso di esposizione all’acqua, è necessario rimuovere immediatamente la batteria e non azionare la fotocamera finché non si è completamente asciugata.
In questo caso, si può immergere l’attrezzatura nel riso che aiuta ad assorbire l’umidità molto più velocemente.
Tuttavia, è importante non utilizzare fonti dirette di calore, come un asciugacapelli, perché potrebbero causare danni irreversibili all’attrezzatura.

 

In caso di brina?

Cosa fare quando dobbiamo asciugare e pulire una macchina fotografica, ad esempio se c’è della condensa sopra di essa?
Se la condensa è diventata brina è necessario portare lentamente la macchina sopra lo zero, evitando di grattare il ghiaccio dalle lenti. Non si sta trattando del parabrezza di un’auto! Ciò potrebbe compromettere il trattamento antiriflesso delle lenti.
Se invece si tratta solo di rugiada o pioggia, è possibile asciugare le parti meccaniche con un panno asciutto.

Se lavorate spesso in condizioni estreme, come grotte, crepacci o canyon, o semplicemente sotto la pioggia, programmate una o due volte l’anno una pulizia generale presso un centro autorizzato. A meno che non siate molto esperti in elettronica, non improvvisatevi come pulitori di sensori. Ci sono molti kit di pulizia con bastoncini e liquidi, ma bisogna prestare molta attenzione e spesso non risolvono i problemi in modo definitivo.”

In questo articolo spiego come pulire un sensore sporco.