Amelia Edwards: Il suo viaggio tra le valli nascoste e le cime inviolate delle Dolomiti

“Il Cimon della Pala nella forma assomiglia ad una tomba faraonica, con quel pinnacolo piramidale sulla cima. Neppure il Cervino, che pure offre a chi lo guarda un aspetto crudele e ha alle spalle una lunga storia di tragedie, dà una tale misura della nostra piccolezza come il Cimon della Pala e incute una sensazione di smarrimento e paura.”

Da «Cime inviolate e valli sconosciute», di Amelia Edwards, viaggiatrice inglese che nell’estate 1872 soggiornò nelle Dolomiti.

 

Ora immaginatevi verso la fine del 1800. Siete in carrozza e state salendo lungo la valle del Primiero. La prima cosa che vedrete non sono i grandi paesi che ci sono oggi, ma boschi, alberi a perdita d’occhio.

Quando la strada inizia a salire, superato Primiero, vi accorgerete dai pascoli che sopra quei boschi si ergono delle cattedrali di pietra: sono le Pale di San Martino. 
A quell’epoca pochi si spingevano fin lassù. D’altronde non esisteva ancora il turismo e quei pochi “avventurieri” che risalivano le valli dolomitiche erano alcuni inglesi spinti dalle letture di brani ad opera dei primi viaggiatori che le avevano scoperte, quali John Ball e Francis Fox Tuckett.

Immaginatevi, quindi cosa poteva essere per un uomo arrivare fin lassù, avendo solo letto e guardato qualche illustrazione, la mole del Cimon della Pala, del Sass Maor e delle altre vette stagliate in cielo.

 

Noi oggi non abbiamo più cognizione di cosa voleva dire viaggiare nelle Alpi alla fine dell’800. Giorni a cavallo lungo carovaniere, a volte malmesse che arrivavano nei paesi e poi arditamente superavano i passi, sempre più strette.

Attorno ai viandanti c’erano loro, le Dolomiti, che spiccavano mille e più metri sopra le loro teste. Nulla era normale e tutto provocava meraviglia e ansia.

Oggi abituati come siamo a conoscere un luogo, quasi come se ci fossimo già stati, grazie a google maps, milioni di fotografie, instagram, siti si viaggio, abbiamo probabilmente perso quella parte di stupore necessaria per comprendere al meglio il paesaggio che ci troviamo davanti.

Un libro che vi consiglio di leggere, prima di iscrivervi al nostro Trekking Fotografico “Sulle tracce di Amelia Edwards”, si intitola “Cime inviolate e valli sconosciute” (qui il link per acquistarlo online) scritto dopo un viaggio, nel 1872, intrapreso dalla famosa scrittrice inglese Amelia Edwards nelle Dolomiti con la sua amica Lucy.

 

Si tratta di un libro classico dedicato alle Alpi orientali. Amelia, figlia di un ufficiale britannico, mostrò fin da bambina una incredibile capacità letteraria. Pensate che scrisse il suo primo poema a 7 anni e pubblicò poi articoli e poesie.
Nel 1885 scrisse il primo romanzo “My Brother’s Wife”, ben accolto dal pubblico.

Nel 1872 intraprese un viaggio sulle Alpi, come a quel tempo facevano molti inglesi in vena di esplorazioni, che la portò a visitare le valli dolomitiche, da cui fu tanto affascinata. Allora le Dolomiti erano un mito, alimentato da scrittori come John Ball e Francis Fox Tuckett.

Lei ne fu così affascinata da scriverne il libro Untrodden peaks and unfrequented valleys (“Cime inviolate e valli sconosciute”).
Nel libro racconta il suo vagabondare con un’amica su carri trainati dai cavalli, cavalcando muli all’amazzone e a piedi sui passi montani più ripidi e sulle cime, accompagnata dalle famose guide alpine Giuseppe Ghedina di Cortina e Clemente Callegari di Caprile.

 

 

Quando la Edwards le percorse, erano già molti gli inglesi che frequentavano le cime. La cosa strana per l’epoca era che erano due donne da sole a girarle in lungo e in largo.
Interessate e appassionate di tutto, osservavano, dipingevano, parlavano con i valligiani. Scalarono perfino una montagna. Amelia Edwards definì “mistici” questi monti dai profili e colori strani.

Non rimane che farsi influenzare dal suo modo di raccontare e provare a immedesimarsi in un viaggiatore inglese dell’800 per la prima volta in Dolomiti.

Con questo spirito ho deciso di organizzare il Trekking fotografico di quest’anno, dedicato ad Amelia e all’esplorazione inglese delle Dolomiti.