Vincitori del Trento Film Festival 65 edizione 

Vincitori del Trento Film Festival 65 edizione 

Proclamati i film vincitori della 65° edizione del Trento Film Festival. La giura internazionale composta da Timothy Allen, Gilles Chappaz, Fridrik Thor Fridriksson, Anastasia Plazzotta e Andrea Segre, ha assegnato le Genziane del 65. Trento Film Festival. Questa sera alle ore 20:30 presso il Supercinema Vittoria la consegna dei premi.

Genziana d’oro miglior film – Gran Premio città di Trento, per il 2017 è stata assegnata al film di Samuel in the clouds del belga Van Eecke.

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Genziana d’oro per il miglior film di alpinismo a Dhalaugiri ascenso a la Montaña Blanca

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Genziana d’oroper il miglior film di esplorazione avventura a Diving into the unknown.

DivingIntoTheUnknown_1-photo-Janne-Suhonen-©MonamiAgency2015

Le Genziane d’argento per il miglior contributo tecnico-artistico e miglior cortometraggio assegnate rispettivamente a Life in four elements e a The Botanist.
Premio della Giuria a Gulîstan, land of roses.
Menzione speciale a Becoming Who I Was

Seguono le motivazioni della giuria:

Samuel in the clouds

“Un personaggio unico e universale allo stesso tempo, raccontato con grande coerenza estetica e profondo rispetto umano, in uno stile documentario puro e onesto che ci aiuta a riflettere su un tema di grande urgenza”.

Il film di Van Eecke racconta la storia di Samuel, l’anziano gestore della stazione sciistica del monte Chacaltaya in Bolivia, una delle più alte al mondo, ormai dismessa a causa della scomparsa delle nevi perenni dovute all’assenza di precipitazioni e all’aumento delle temperature anche durante il periodo invernale. Ma Samuel, nonostante le previsioni negative dei climatologi, non demorde e spera sempre in un ritorno della neve, accogliendo ogni giorno i turisti in arrivo da tutto il mondo, attratti dal meraviglioso panorama che si domina dalla cima della montagna, portando avanti la sua attività con amore, semplicità e passione, così come ha fatto per decenni. Aspettando e sperando di vedere nuovamente imbiancata la “sua” montagna.

Dhaulagiri, ascenso a la Montaña Blanca

La Genziana d’oro miglior film di alpinismo – Premio del Club Alpino Italiano è stata invece assegnata al documentario Dhaulagiri, ascenso a la Montaña Blanca di Christian Harbaruk eGuillermo Glass (Argentina, 2016) con la seguente motivazione: “Tra i pochi film del concorso in questa categoria, la Giuria ha voluto dare un riconoscimento all’umiltà, alla sobrietà e alla correttezza etica con cui il regista e i protagonisti hanno ricostruito la loro drammatica spedizione in stile alpino”. Il film racconta la storia di quattro amici argentini, Guillermo, Christian, Sebastián e Darío, che decidono di girare un documentario sulla loro ascesa al Dhaulagiri. Ma Darío muore durante il tentativo di raggiungere la vetta in solitaria.

Diving into the unknown

Il premio Genziana d’oro miglior film di esplorazione o avventura – Premio Città di Bolzano è andato al documentario Diving into the unknown di Juan Reina (Finlandia, 2016). La giuria ha assegnato il premio con la seguente motivazione: “Quando un’avventura sportiva si trasforma in dramma ci si chiede quale sia il senso di una passione comune e come si possa mettere la propria vita in gioco per amicizia e rispetto reciproco. Un film che esplora le profondità dell’animo nordico, una lezione sulla cultura dell’impegno. Una storia incredibile, straziante e coinvolgente”.

L’opera racconta il tentativo effettuato da cinque speleo sub finlandesi di portare a termine la più lunga immersione subacquea della storia all’interno di una grotta sommersa in Norvegia, ma la missione ha un esito tragico e solleva pesanti interrogativi sul senso di una disciplina così estrema.

Life in four element

La Genziana d’argento miglior contributo tecnico-artistico è stata assegnata a Life in four elements di Natalie Halla (Finlandia/Austria/Spagna,2017) con la seguente motivazione: “Un’eccellenza tanto tecnica quanto artistica, una meravigliosa fusione tra racconto epico e intimi incontri, visivamente incantevole”.

Il film narra quattro storie esemplari, quella di un’apneista, un vigile del fuoco, un alpinista e uno speleologo che descrivono il rapporto dell’uomo con i quattro elementi.

The Botanist

La Genziana d’argento miglior cortometraggioè andata a The Botanist di Maxime-Lacoste Lebuis e Maude Plante-Husaruk (Canada/Tagikistan, 2017) con la seguente motivazione: “L’intenso ritratto di un uomo la cui storia non è solo personale ma è quella di un intero paese. Il potente ritratto di un villaggio remoto che per trenta minuti diventa il centro del nostro mondo, nel quale vorremmo rimanere più a lungo, insieme al protagonista, senza dimenticare che “non è dalla sua fronte che si possono giudicare i pensieri di un uomo”.

L’opera racconta la storia di Raïmberdi, un anziano botanico che ha perso tutto e si è trasferito con la sua famiglia sulle brulle montagne del Pamir. Nei momenti liberi l’uomo cataloga rare specie di piante con una splendida grafia.

Premio della giuria: Gulîstan, land of roses

Il Premio della Giuria è andato a Gulîstan, land of roses di Zaynê Akyol (Canada/Germania,2016). La motivazione della giuria è stata la seguente: “L’ultima scena rimarrà con noi a lungo. Un esempio meravigliosamente intimo e commovente di cinema documentario”.

La regista si è messa alla ricerca dei ricordi di Gulîstan, una sua cara amica, come lei emigrata in Canada, che si è successivamente unita al PKK. Entra così in contatto con un gruppo di guerrigliere che vivono in un costante e impegnativo addestramento fisico e spirituale, pronte a difendere il territorio curdo dalla minaccia dell’ISIS.

Menzione speciale: Becoming Who I Was

Infine Menzione speciale a Becoming Who I Was di Chang-yong Moon, Jin Jeon (Corea del Sud,2016, ’96) con la seguente motivazione: “Sono tempi in cui è più che mai necessario rispettare la fede di ognuno. Questo film ci insegna che dovremmo tutti seguire ciò in cui crediamo, per quanto difficile possa essere raggiungere i nostri scopi”.

L’opera ha come protagonista il piccolo Angdu che viene riconosciuto come la reincarnazione di un monaco tibetano vissuto secoli prima. Il maestro del suo villaggio decide allora di accompagnarlo lungo il percorso che lo porterà dall’India al Tibet.



Articolo originale su: Vincitori del Trento Film Festival 65 edizione 

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