Per fotografare bisogna saper correre.

Lasciare ogni cosa che si stava facendo, compreso quel bel caffè fumante appena portato in tavola, afferrare la macchina, precipitarsi fuori dal rifugio, tra la nebbia che concede una finestra di tregua e i gracchi a caccia di qualche raggio di sole, correre su e giù per la cresta del Lagazuoi, a tremila metri di quota, aguzzare la vista facendo fondo alle ormai scarse, scarsissime risorse di ossigeno rimaste in circolazione e poi eccola lì, la grande parete delle Conturines, che si svela come su un palcoscenico.