Ultimi giorni d’autunno in Val D’Aveto

Penso che l’autunno abbia tanti significati uno tra questi è quello della chiusura di un ciclo. E’ il pensiero più semplice che può venirci in mente. In effetti l’autunno è il termine del ciclo vegetativo di molte piante, le giornate si accorciano velocemente, il clima si fa più rigido e tutto sembra fermarsi. Considero quindi questa stagione, sopratutto la fine del mese di ottobre e l’inizio di novembre la chiusura di un anno di attività, soprattutto fotografica. I giorni a cavallo tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre sono proprio gli ultimi per osservare i boschi nelle valli ancora di colori caldi. Le ultime foglie che osserviamo sono quelle che hanno resistito le prime insistenti giornate di vento, di neve o pioggia.

 

Tutto sta coprendo il suolo che ormai è freddo. Il bosco di latifoglie sta preparandosi per affrontare l’inverno. Questo è un momento anche per noi per rallentare il nostro ritmo, riflettere e dedicarsi a affrontare l’arrivo imminente dell’inverno (sperando che sia davvero un inverno e non una specie di primavera fredda).

 

 

E’ interessante, camminando in un bosco, scoprire pian piano tutte le forme degli alberi, chi cresce diritto, chi in curva, chi ondeggiando tra fusti più grandi di lui. L’insieme di queste forme appare come un disordine di rami e tronchi impenetrabile, visibile solo quando la maggior parte delle foglie è ormai caduta.

 

Le foglie cadono e coprono tutto il terreno, marcendo diventeranno nutrimento per altre piante e microorganismi. Le piante più deboli o marcescenti alle prime folate di vento crollano al suolo. I tronchi lentamente ritornano alla terra e verranno decomposti da larve, microbi e le interperie. Questo legno diventerà nutrimento per altre piante che rinnoveranno il bosco.

 

 

Un osservatore poco attento fuggirebbe da un bosco spoglio, freddo, in una giornata uggiosa, di quelle in cui fa “finta” di piovere. Invece la nostra curiosità non deve fermarsi. Dobbiamo porci delle domande ed entrare nella selva, per trovare l’essenza della natura anche quando si sta addormentando.

 

 

 

Quando tutto sembra fermo e il terreno sembra un omogenea distesa di foglie marroni morte, abbassandoci troviamo degli esseri viventi che dello “scarto” hanno fatto il loro successo evolutivo. I funghi, sono considerati gli spazzini del bosco, trasformano tutto il materiale morto in sostenza bio-utilizzabili dalle altre piante o esseri.
Quello che noi vediamo e che chiamiamo fungo è solo una parte di questo vegetale.

 

 

Si tratta del frutto del micelio, un apparato costituito da filamenti detti ife, ovvero il corpo vegetativo dei funghi. Questi filamenti possono trovarsi nel terreno fino a profondità di 50cm. Molti funghi crescono come parassiti del legno (morto ma talvolta degradano piante ancora vive malate, in altri casi vivono in simbiosi). In questi casi il micelio si radica all’interno di corteggie e in profondità del legno.
Il frutto del fungo, che poi rilascerà le spore per riprodursi, appare solo in condizioni di umidità, composizione chimica del terreno (rapporto carbonio/azoto)  e temperatura particolari per ogni specie. Ovviamente l’umidità in autunno non manca e il letto di foglie che si crea non fa altro che migliorare le condizioni di proliferazione dei funghi.

 

 

L’acqua in autunno, se il ciclo stagionale non è anomalo, non manca mai. E’ proprio in questa stagione che possiamo fermarci a osservare e fotografare numerosi rivoli d’acqua scorrere all’interno nei boschi. Muschi, felci sfruttano le condizioni di umidità e di temperature non ancora troppo rigide per crescere. Sono gli unici esseri vegetali di colore verde che possiamo osservare in una foresta di latifoglie in questa stagione. Nel nostro vagare all’interno del bosco, saliamo verso l’alto per raggiungere le tipiche nebbie che circondano i colli e le cime in questo periodo. Lassù le temperature sono già più rigide, il vento spazza via le ultime foglie e una nebbia fitta che bagna i tronchi e chi cammina nel bosco scende lentamente oscurando ogni cosa.

 

Un paesaggio per molti fiabesco, per altri spettrale, misterioso. In quel silenzio interrotto solo dal fruscio delle foglie, cerchiamo la strada per tornare a casa, fendendo la nebbia con una torcia. La luce del giorno lascia lo spazio alla notte e noi ritrovando la strada in mezzo a alberi che sembrano pali e non ci fanno vedere cosa c’è fuori, torniamo a casa, arricchiti di questa esperienza naturale.