Inverigo – Punta Helbronner A/R

di Alessandro Pozzoli

Dopo aver rimandato piu’ volte l’uscita a causa delle avverse previsioni meteo e dei mille impegni lavorativi che assalgono tutti noi, finalmente venerdi’ 24 febbraio si è concretizzato questo progetto – atteso da tempo: Salire con la funivia Skyway che parte da Pontal (Courmayeur) sino a punta Helbronner (3466 m), pernottare al rifugio Torino (3357 m) per poter ammirare lo spettacolare paesaggio che si gode da lassu’, sia nella versione notturna che all’alba. Visto che queste idee “folli” non si realizzano mai in solitaria, ringrazio mia moglie Luisa che con me ha condiviso questa esperienza.
Giunti a Courmayeur verso mezzogiorno, la situazione meteo che abbiamo trovato non era delle migliori: forte vento e copiosa nevicata in corso. Incoraggiati pero’ dalle previsioni che promettevano un sole splendido con cielo limpido dalla serata di venerdi stesso, abbiamo trascorso parte del pomeriggio girovagando per le caratteristiche vie pedonali del centro.
Finalmente era arrivata l’ora di salutare la “civiltà” e salire verso quella rocca sperduta tra neve e cielo, ma proprio per questo cosi’ affascinante.
Il tratto che collega Pontal a punta Helbronner è suddiviso in 2 spezzoni. Giunti infatti alla stazione intermedia di Pavillon – dove si trova un ristorante/bar con terrazza panoramica e alcuni shops – si prosegue cambiando la funivia sino alla destinazione finale.
Il rifugio – ristrutturato di recente – si raggiunge molto facilmente e offre tutti i confort necessari. Dalla fine di febbraio rimane aperto non solo nel weekend ma anche durante tutta la settimana.
A farci compagnia abbiamo trovato 2 alpinisti provenienti da Roma che la mattina seguente avrebbero tentato l’ascesa verso il Dente del Gigante (4014 m), che dal rifugio sembra ad un palmo di mano – come del resto anche la vetta del Monte Bianco e la miriade di cime e Aiguilles che ti circondano.
Dopo un’ottima cena e due chiacchere con i Ns compagni di viaggio, vedendo che all’esterno la bufera di neve non dava segni di interruzione, abbiamo preferito andare a riposare, speranzosi di poter sfruttare l’alba per le Ns foto.
Sarà stata l’ansia di vedere il paesaggio che ci circondava piuttosto che l’entusiasmo per questo posto idilliaco, a svegliarmi di continuo per guardare fuori dalla finestra. Ad un certo punto – finalmente – il cielo si è svelato, mostrando le sue stelle. Senza pensarci due volte mi sono coperto e sono uscito per rubare due scatti, resistendo al freddo notturno (-17 °C) e al vento tagliente.

Al Ns risveglio le aspettative non sono certo state deluse. Il cielo blu intenso e le montagne in cui ci si trova immersi sembrano brillare di luce propria.


Con il passare dei minuti l’aumento della luce inizia ad scoprire il Monte Bianco, trasformando continuamente lo scenario, mostrando le profondità, le distanze e mettendo a volte in crisi il fotografo…


Incantati da quello in cui ti troviamo immersi, decidiamo di salire verso la terrazza panoramica, ovvero il punto piu’ alto accessibile da questo luogo.
L’aspetto che ha reso questo ancora piu’ unico e particolare è che oltre a noi due non c’era ancora nessun’altra persona, come se fosse uno momento esclusivo, un regalo, uno spettacolo riservato solo ai nostri occhi.

Anche i 2 escursionisti hanno intrapreso la loro strada verso il Dente del Gigante. Come a fatica si vede nella parte bassa della foto, sembrano due formiche disperse nel deserto.


Osservando sempre piu’ con attenzione, l’occhio inizia ad abituarsi a questa luce strana, permettendoci quindi di distinguere ancor di piu’ le mille tonalità del bianco e dell’azzurro del ghiaccio.


Ci si trova cosi’ immersi tra le vette che hanno fatto la storia dell’alpinismo, partendo dal Grand Capucin, passando dalle Aiguilles du Midi alle sorelle (Noire e Blanches), da Les Dames Anglaises sino alla cima del Monte Bianco (4810 m).


Per rispettare il piano di marcia, è giunta purtroppo già l’ora di scendere e dirigersi verso la Val Ferret per poter ammirare anche Le Grandes Jorasses, rosolandosi al sole e gustando qualche specialità culinaria del rifugio Lavachey.

Soddisfatti quindi del weekend, dopo aver esaminato a casa sul pc il risultato ottenuto dall’uscita, ringrazio ancor di piu’ Mirko per gli insegnamenti dati durante gli Workshop a cui ho partecipato e per aver insistito su molti aspetti (primo di tutti il Manual WB) che ora mi accorgo fare realmente la differenza in uno scatto.