Fotografia naturalistica in autunno nel Parco Nazionale del Gran Paradiso

Uno degli aspetti più emozionanti della fotografia naturalistica è che ti permette di visitare lo stesso luogo sempre con occhi diversi, soprattutto verso i dettagli e la vita che vi si svolge.

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso è uno di questi luoghi, vuoi per i suoi paesaggi alpini dal fondo valle alla quota di oltre 4000 della vetta che da il nome al parco, vuoi per la presenza di molta fauna caratteristica dell’ambiente alpino come il camoscio e lo stambecco.

 

 

Non sono molti i luoghi delle Alpi dove è possibile avvistare con facilità la fauna selvatica. Spesso per colpa della forte antropizzazione degli habitat e di un’eccessiva pressione venatoria animali come i camosci sono molto elusivi e difficili da osservare nel loro normale comportamento in natura.

 

 

La storia del Parco nazionale Gran Paradiso è fortemente legata alla protezione dello stambecco. Comincia nel 1856 ad opera di Re Vittorio Emanuele II che dichiarò le montagne comprese tra Valle D’Aosta e Piemonte riserva reale di caccia.
Il fatto di riservare l’area ad uso esclusivo del Re, salvò lo stambecco dalla sua estinzione. Vittorio Emanuele istituì anche un corpo di guardie specializzate oltre sentieri per le escursioni. Nel 1922 il Re donò la riserva allo Stato per farla diventare un parco, il Parco Nazionale del Gran Paradiso.

 

 

Oggi possiamo vivere il parco in molti modi, passeggiando, compiendo escursioni ai rifugi oppure fotografando gli animali nel loro habitat.

Bisogna sempre ricordarsi che qualsiasi attività umana in questi territori così fragili può causare problemi. La pressione demografica, incluso le attività all’aria aperta possono cambiare le abitudini della fauna e creare problemi alla flora di un parco. Un fotografo, un osservatore o un escursionista devono sempre mantenere un atteggiamento conservativo rispetto a questi luoghi.

 

 

Un aspetto importante da considerare se vogliamo intraprendere un’escursione alla ricerca della fauna alpina è quella di informarsi e studiare prima l’etologia delle specie presenti nell’area che frequenteremo. Affidarsi ad una guida del parco o da un esperto è sempre consigliato se siete alle prime armi. La presenza dell’uomo in un area può sempre creare disturbo alle specie animali, la presenza massiva è sicuramente motivo di abbandono delle aree stesse. In molti casi comportamenti errati posso causare seri danni come l’abbandono di nidi e cuccioli.

 

 

L’attività della fotografia naturalistica è aumentata negli ultimi anni, grazie al più semplice utilizzo del mezzo fotografico e prezzi per le ottiche tele (di fascia medio-bassa) diminuiti. I social network hanno generato una vasta schiera di appassionati che spesso non hanno le competenze per entrare nel modo giusto a contatto con un ambiente selvaggio e fragile. Non è andata di pari passo l’aumento della coscienza ecologista ed è per questo che ogni anno organizzo piccoli gruppi di fotografi appassionati per far conoscere prima delle tecniche fotografiche, il comportamento da tenere in presenza di animali.

 

 

Come è capitato anche in quest’ultimo weekend, fatto di una fase di studio e comprensione del territorio e poi di appostamento e fotografia vagante i partecipanti hanno potuto comprendere in modo diretto come non sia facile avvistare e fotografare la fauna alpina anche se in un certo modo abituata alla presenza di escursionisti in quota.

L’autunno non è il periodo più facile per fotografare gli animali, rispetto all’inverno. Il mimetismo di camosci e stambecchi in questa stagione sembra perfetto per i colori presenti. I maschi di stambecco presentano un pelo marrone scuro le femmine tendono più ad un beige-giallo, in pratica gli stessi colori dell’erba ormai secca e degli abeti. In lontananza occorre un buon occhio abituato per poter trovare ad occhio nudo degli esemplari. Anche il camoscio presenta un manto piuttosto scuro che si camuffa perfettamente sotto l’ombra di un albero, un cespuglio o in mezzo alle rocce.

 

 

Questo è uno dei motivi per cui il nostro primo giorno nel parco non è stato affatto facile. Il secondo motivo è per l’improvvisa impennata delle temperature che nei primi giorni di questo autunno del 2019 ha visto punte di 20° a 1800m. Le temperature e la copertura nevosa sono elementi che modificano molto il comportamento degli animali, la dimostrazione l’abbiamo avuta in questi giorni di tour fotografico.

 

 

La difficoltà di osservazione delle specie ci ha costretto a lunghe fasi di ricerca e studio a distanza per comprendere quali fossero le opportunità di realizzare immagini degli animali in autunno.

Se il sabato è stato scarso, con camosci a distanze superiori i 100m e la totale assenza di stambecchi. Dopo l’analisi della situazione e comprendendo che le abitudini degli animali parevano estive abbiamo cambiato il programma della domenica.

Uno scatto insolito che in questa stagione merita di essere ricercato.

 

Una lunga escursione che ci ha portato in quota è stata la scelta obbligata per poter osservare gli stambecchi nella speranza di poterli fotografare con uno sfondo autunnale.

Siamo stati fortunati. Con attenzione e un briciolo di perseveranza siamo arrivati ad incontrare i simpatici cornuti, tranquilli a prendersi il sole a 2400m di quota sopra i sassi. L’ambiente circostante sembrava pronto per l’occasione.

 

 

Dietro gli stambecchi lo sfondo era giallo e marrone esattamente come avevamo visualizzato le foto che volevamo ottenere. Siamo Stati più di un’ora a fotografare e osservare gli stambecchi a debita distanza con la paura che questa infastiditi scappassero. Fortunatamente non è stato così e a parte qualche spostamento alla fine siamo stati noi ad andarcene per primi dal posto.

 

 

 

Alla prossima esperienza. A breve sul sito le nuove date invernali e primaverili.