Disegnare fa bene alla fotografia

Sono sempre più convinto che se si vuole fotografare bene, bisogna necessariamente fermarsi, attendere, ragionare e studiarne le forme. Ovviamente non sto parlando di fotografia di reportage e nemmeno sportiva, ma di fotografia di paesaggio.

Letteralmente fotografia vuol dire “disegnare con la luce” (Phos e graphis dal greco antico φῶς, phôs, luce e γραφή, graphis.

Questo ci suggerisce che pittura e fotografia sono decisamente due arti concettualmente molto vicine. Se da un primo momento, la pittura, che necessita di un’ottima manualità sembra essere molto lontana dalla fotografia, se ci pensiamo un attimo, una fotografia deve comunque rispettare (o volutamente no) i canoni creativi delle arti visive.

 

 

Il disegno può essere un’attività che compensa la fotografia?

Tempo fa è stata ripresa una mia affermazione: “Disegnare fa bene alla fotografia”. Sembra un discorso da vecchio nostalgico legato ancora a pellicole e altre arti che distano miglia dall’era digitale che stiamo attraversando.

Ma siamo sicuri che il mezzo digitale non può essere sfruttato nella stessa maniera con cui dipingiamo un quadro? Il nostro approccio deve necessariamente essere rapido, definito, istantaneo e tecnicistico?

In fin dei conti quello che andiamo a riprodurre è un’interpretazione della realtà, anche se talvolta il nostro intento è quello di riprodurla esattamente così com’è.

Un pittore invece cosa fa? Anche lui con un diverso mezzo, il pennello o la matita, disegna ed interpreta la realtà.

 

 

C’è una differenza. Il pittore ha la necessità di fermarsi, sedersi, prendere un supporto di carta o tela, preparare i pennelli o le matite. Prima di iniziare a disegnare deve, per forza, osservare, analizzare e capire da che parte cominciare, con quale soggetto, scegliere le prime forme, focalizzarsi su quello che vuole realizzare da ciò che sta osservando.

Tralasciando il motivo per cui un artista deve ritrarre o meno un paesaggio piuttosto che un altro e quale dettaglio, è evidente che rispetto al fotografo per realizzare un’inquadratura il pittore passa sul posto, osservando la stessa cosa, un tempo decisamente più lungo.

 

 

Generalmente pensiamo che la fotografia abbia la capacità di fermare il momento, di catturare un istante. Ma se parliamo di paesaggio è così necessario? Mi viene da pensare che le nuvole in effetti si muovono, a volte rapidamente, quindi se non cogli l’attimo la scena cambia di aspetto, ecco la necessità di essere istantanei. Ma serve davvero?

In effetti possiamo tranquillamente fare come fa il pittore, prepariamo il nostro treppiede montiamo la camera, decidiamo il riquadro e ci sediamo ad osservare. Come il pittore osserva e poi riporta, il fotografo può osservare e decidere con calma quale sia il momento giusto per registrare l’immagine.

Restare ad osservare con attenzione, cosa che in questi tempi abbiamo perso colpiti da mille distrazioni, ci accorgeremo dei dettagli che la natura ci offre. Osservare senza fotografare è una sorta di processo di alienazione dall’ansia di perdere l’attimo. Proprio questo stato d’animo non ci permette di osservare e decidere lucidamente su cosa vogliamo fotografare e quando. Anche se abbiamo pre-visualizzato ciò che vogliamo ottenere, risulta difficile essere precisi e coerenti. Spesso otterremo migliaia di fotografie, di cui il 99%, tornati a casa, non ci interessa e non convince. Magari in quel mucchio di migliaia di foto, non c’è per niente ciò che volevamo creare. La fretta è una cattiva consigliera e il mezzo fotografico, specie quello digitale sicuramente non aiuta a tenere un approccio più calmo e riflessivo.

 

 

Abbiamo provato ad organizzare una sessione di fotografia e disegno, l’abbiamo chiamata “INTRA I SASS” perché ci piace il concetto di trovarci in mezzo alle montagne con l’imbarazzo della scelta di cosa ritrarre. Non avere un soggetto poteva essere una scusa, così l’abbiamo eliminato salendo al Passo Giau nel mezzo di una delle aree dolomitiche che tutto il Mondo ci invidia.

Ciò che ho sentito da subito è stato: “Io non so disegnare!”, oppure, “Questo non riesco a disegnarlo!”.
Questo è successo a tutti noi, che la prima volta, abbiamo provato a disegnare en plein-air.

 

 

La domanda è non riesco a disegnarlo o non riesco ad osservare con attenzione e visualizzare nella mia mente quello che poi la mia mano dovrà calcare sul foglio?

La macchina fotografica fa tutto lei, voi ritagliate l’inquadratura e tutto ciò che c’è dentro viene riprodotto con una definizione e una fedeltà che a matita, se non siete più che bravi disegnatori è impossibile. Quindi quando ci mettiamo a disegnare si crea una sorta di corto circuito mentale per cui non siamo in grado di visualizzare e poi riprodurre esattamente ciò che abbiamo visto.

Se ci pensiamo bene, realizzare una rappresentazione grafica della realtà non è esattamente così facile. Se non lo è per il disegno perché deve esserlo per una fotografia?
Se la mia mente è così impegnata nel disegnare perché non usare lo stesso processo mentale di osservazione-visualizzazione-riproduzione per scattare una fotografia?

 

 

Ecco che soffermarsi a disegnare per poi fotografare può essere un esercizio pratico e molto più manuale che premere un bottone per migliorare la nostra capacità di analisi di uno scenario.

Questo è quello che abbiamo fatto per tre giorni in Dolomiti tra passo Giau e la conca di Cortina d’Ampezzo. Tre giorni intensi dove, grazie a carta e matita, abbiamo valutato come disegnare le ombre, i volumi, le forme e i dettagli, per poi riprenderli in digitale o pellicola.

Un ultimo consiglio su come il disegno possa cambiare il vostro modo di osservare e quindi di fotografare. Cominciate a alternare la visita delle mostre di fotografia con le mostre di pittura. Cercate i libri, mangiateli con gli occhi e studiate come forme, dettagli e luci sono stati interpretati.